Eroina da Napoli a Giarre Condannata corriere della droga


il 12 Giugno 2019 - 11:19

L'inchiesta

Eroina da Napoli a Giarre
Condannata corriere della droga

La nigeriana era stata arrestata in flagranza. (Foto di repertorio)

CATANIA. Riduzione di pena in appello per Tina Eboigbe, la 31enne nigeriana arrestata nel maggio dello scorso anno a Giarre con circa 350 grammi di eroina, suddivisi in sei ovuli. L'imputata, assistita dai difensori di fiducia Enzo Iofrida e Vanessa Furnari, era stata condannata in primo grado dal gup Loredana Pezzino a 6 anni e 4 mesi di reclusione. I giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello, presieduta da Antonino Fallone, hanno rideterminato la pena a 4 anni e 6 mesi.

IL BLITZ. E' l'1 maggio dello scorso anno quando, alla stazione ferroviaria di Giarre, scatta un blitz dei carabinieri della locale Compagnia. Dal treno mattutino proveniente da Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, e diretto a Catania, scendono un uomo ed una donna, entrambi di nazionalità nigeriana. I due, mostrando un atteggiamento estremamente guardingo, si tengono a debita distanza. Quando i militari dell'Arma procedono al controllo dell'uomo, la donna, poi identificata in Tina Eboigbe, residente a Crotone, cambia improvvisamente direzione nel tentativo di sfuggire alla perquisizione. Ma i carabinieri la fermano e la conducono in Caserma. La donna viene trovata in possesso di sei ovuli contenenti eroina, quattro nascosti negli slip e due nelle parti intime. Viene arrestata in flagranza di reato con l'accusa di detenzione illecita di sostanza stupefacente. La donna, pur non rivelandone il nome, racconta di essere stata incaricata da un uomo a Napoli di trasportare la droga fino a Giarre. In un bar del comune ionico, non specificato, avrebbe dovuto consegnare il carico. L'indagata nega alcun rapporto di conoscenza con il cittadino nigeriano sceso dal treno insieme a lei.

IL PROCESSO. Non sarebbe occasionale, secondo la gup Pezzino, il ruolo di addetta al trasporto di droga di Tina Eboigbe. “Giammai un così rilevante quantitativo di stupefacente – scrive la giudice nelle motivazioni della sentenza – sarebbe stato consegnato ad una persona che non avesse goduto di piena fiducia da parte dei committenti”. La donna, se non inserita, sarebbe quanto meno contigua a contesti criminali di una certa rilevanza. La mancanza di collaborazione, inoltre, e le dichiarazioni inverosimili della donna dimostrerebbero, sempre secondo la giudice, una mancanza di ravvedimento.


il 12 Giugno 2019 - 11:19