Il pianista, il prete, i giochi erotici "Dammi i soldi o lo dico al Vescovo"


il 11 Giugno 2019 - 12:32

l'estorsione

Il pianista, il prete, i giochi erotici
"Dammi i soldi o lo dico al Vescovo"

Il gip Cannella riassume nell'ordinanza le accuse che hanno portato all'arresto di Gianfranco Pappalardo Fiumara.

CATANIA - Sulla vicenda personale che ha portato all'arresto con l’accusa di estorsione del pianista Gianfranco Fiumara Pappalardo ci sono stati, fino ad oggi, i tipici gossip di paese. Ora la verità, almeno la verità investigativa, trapela dall’ordinanza firmata dal Gip Carlo Cannella - 
anticipata questa mattina dal quotidiano La Sicilia - che domenica scorsa ha disposto gli arresti domiciliari per il noto musicista ripostese. Le manette ai polsi di Pappalardo Fiumara scattano al termine di un incontro nella chiesa di Trepunti a Giarre quando i militari, nascosti in alcune stanze della parrocchia, ascoltano “qualche passaggio del dialogo” tra il pianista e il prete. “Pappalardo chiede la somma di 5 mila euro” per cancellare foto e video compromettenti sulla loro relazione sessuale. Il prete propone 300 euro ma Pappalardo rifiuta. “Per chiudere la faccenda” vuole 5 mila euro.

L’appuntamento è stato ben organizzato dai carabinieri che indagano sul caso dopo la denuncia del sacerdote. Il prete di Trepunti ha raccontato tutti i dettagli della storia, che ha tutti gli ingredienti per diventare la trama di un film. I due si conoscono in una chat social. “Due mesi addietro” secondo il prete. “Da gennaio” invece è la versione del musicista ai domiciliari. Ma poco importa. Il sacerdote non fornisce la sua reale identità, dice “a Pappalardo di essere un insegnante, di essere coniugato, ma che al momento la moglie si trovava al nord e che lui viveva da solo”. Un breve scambio di messaggi e poi il rendez-vous amoroso a casa del pianista a fine marzo. Nessun convenevole, Pappardo è subito chiaro sulla natura della 'visita': “un incontro a carattere sessuale”. Ed è durante l’appuntamento che l’indagato scatta foto e registra video che poi avrebbe utilizzato “per ricattarlo”.

Tralasciando i dettagli intimi, i due uomini si incontrano - secondo la denuncia del prete - in altre due occasioni. Il prete “per timore di gravi ritorsioni ossia la minacciata pubblicazione delle foto a sua insaputa” si sarebbe procurato la somma di 2000 euro. Poi nel secondo incontro, anticipato dalla minaccia “se non vieni ci saranno gravi conseguenze”, Pappalardo avrebbe aumentato la richiesta estorsiva fino a 7000 euro. Il sacerdote preleva la somma di 500 euro (di cui ha fornito la ricevuta bancomat finita nell’informativa) che consegna “come parziale acconto”. A fine maggio il musicista scopre la vera identità del parroco. Allora la minaccia si fa più aggressiva: “Se non vieni all’appuntamento io scrivo al vescovo allegando le foto”. E su whattsapp il pianista invia al prete “la foto ritraente l’ingresso della canonica”. Ed è a quel punto che il parroco “spaventato di quanto stesse accadendo e intimorito dalla minaccia che l’altro prelato possa venire a conoscenza dei fatti” si confida con un confratello che lo convince a denunciare.

E così con la collaborazione della presunta vittima i carabinieri predispongono “la trappola”. Il sacerdote registra tutto sul cellulare. “E dall’annotazione di polizia giudiziaria emerge la trascrizione del file audio”: il parroco contesta di aver pagato già la somma di 2500 euro e non vuole più avere a che fare con lui; Pappalardo al contrario vuole proseguire la relazione e in caso contrario pretende il denaro. Il musicista finisce dietro una cella. Sabato scorso, all’udienza di convalida ammette “gran parte dei fatti ma nega di aver ricevuto denaro” dal prete. Pappalardo ammette le reazioni violente. Ammette anche di aver “ricattato il prete di rivelare il contenuto di alcuni video e foto al Vescovo”, ma ridimensiona tutto a una “provocazione al solo fine di mantenere il rapporto basato sul sesso e sul feticismo e che non avrebbe mai fatto tale rivelazione”. Esaminato l’apparato accusatorio sintetizzato nelle quattro pagine dell’ordinanza, il Gip Carlo Cannella ha ritenuto sussistenti i “gravi indizi di colpevolezza” per il reato di estorsione consumata e tentata estorsione e afferma la “piena attendibilità del denunciante”.

Partendo da queste valutazioni Cannella ha convalidato l’arresto ma ha disposto gli arresti domiciliari “in relazione alla personalità dell’indagato e del contesto in cui è scaturita la vicenda”. Gianfranco Pappalardo Fiumara domenica ha lasciato Piazza Lanza ed è tornato a Mascali. Ma nulla è terminato, l’inchiesta è solo all’inizio. Intanto le conseguenze fuori dalle stanze giudiziarie sono già scattate. Per il parroco di Trepunti la vicenda dovrà essere chiarita anche tra le mura della Diocesi.  Il pianista invece è stato già sospeso da consulente del Festival Pucciniano.


il 11 Giugno 2019 - 12:32