Morosoli, i politici, l'Etna Inchiesta chiusa: 24 indagati


il 15 Maggio 2019 - 17:25

APPALTI

Morosoli, i politici, l'Etna
Inchiesta chiusa: 24 indagati

In esclusiva tutti i particolari, nomi, cognomi e accuse.

CATANIA – La Procura di Catania ha chiuso la maxi inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, sugli appalti dell'Etna e il “sistema” Morosoli. Gli indagati – secondo quanto risulta a LiveSicilia – sono 24, le accuse sono pesantissime, vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione.

A eseguire l'indagine, sotto il coordinamento del procuratore Carmelo Zuccaro, è stato il gruppo di lavoro sulla pubblica amministrazione composto dai magistrati Alessandra Tasciotti e Fabrizio Aliotta, sotto la guida di Fabio Regolo.

Il primo capo d'accusa è di associazione per delinquere, indagati sono Francesco Russo Morosoli, nella qualità di legale rappresentante della Star Srl, della Funivia dell'Etna e di Ultima Srl, poi trasformata in Russo Morosoli Invest Spa, accusato di impartire “direttive ai partecipi”, “promuovere l'associazione in virtù della disponibilità di mezzi finanziari ed economici e di relazioni consolidate con soggetti pubblici”, lo scopo sarebbe stato quello di mantenere “e consolidare il monopolio delle aziende del gruppo sul settore turistico sui versanti Nord e Sud del vulcano Etna”. Morosoli avrebbe impartito direttive, mantenuto “i rapporti con esponenti politici e istituzionali” utilizzando l'emittente Ultima Tv “per denigrare potenziali concorrenti e in generale curando e programmando in prima persona la programmazione e realizzazione delle condotte delittuose”. Indagati anche Salvatore Di Franco, ritenuto “co-gestore di fatto delle società” di Morosoli; Simone Lo Grasso, dipendente della Russo Morosoli Invest Spa; Francesco Barone, Orazio Distefano, dipendente del Parco dell'Etna e vice presidente del collegio regionale Guide Alpine e Biagio Ragonese, “perché si associavano stabilmente al fine di commettere una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione per assicurarsi provvedimenti amministrativi favorevoli alle aziende del gruppo Morosoli, mediante l'indebita interferenza nelle procedure di gara nonché mediante la promessa e/o dazione di utilità in favore di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio”.

LINGUAGLOSSA – Francesco Barone, responsabile Affari generali del Comune di Linguaglossa e Rup della Proroga tecnica del rapporto contrattuale con la Star per la gestione della pista rotabile di piano Provenzana e della piscina comunale Mareneve, è indagato per abuso d'ufficio, avrebbe prorogato il contratto con la società di Morosoli “in assenza di alcune ragione di urgenza e senza prevedere alcuna rivalutazione del canone previsto dal contratto originario”.

TURBATIVA – Altro capo d'indagine riguarda la turbativa d'asta e vede indagati Francesco Barone, dirigente del Comune di Linguaglossa, sospettato di un “accordo collusivo” con Francesco Russo Morosoli, Salvatore Di Franco e Simone Lo Grasso, partecipanti alla gara in rappresentanza della Star Srl, sono indagati per aver impedito l'ingresso nel mercato dei servizi turistici dell'Etna di imprese concorrenti rispetto a quella di Russo Morosoli. Barone avrebbe escluso pretestuosamente l'Hotel d'Orange Srl per carenza di requisiti, aggiudicando l'appalto alla Star Srl.

LA ROTABILE – Sarebbe stata turbata anche la procedura per la selezione di operatori con automezzi sulla pista che da Piano Provenzana attraversa il territorio di Castiglione e raggiunge la parte sommitale dell'Etna, tra gli indagati c'è il sindaco del Comune di Linguaglossa, che avrebbe fatto un “accordo collusivo” con Russo Morosoli “finalizzato a impedire l'ingresso nel mercato di imprese concorrenti rispetto alla Star Srl”. Indagato per falso Carmelo Cavallaro, perché avrebbe mentito durante le sommarie informazioni rese alla Procura nel 2017.

LE CONCESSIONI - Nel mirino della magistratura sono finite anche le concessioni per il 2018 della rotabile che porta sull'Etna, una strada che vale milioni di euro, perché transitata a pagamento ogni anno da migliaia di turisti. Francesco Barone e Salvatore Di Franco sono indagati anche di rivelazione dei segreti d'ufficio, avrebbero svelato informazioni riservate sulla gara per la gestione della pista rotabile di Piano Provenzana Nord. La stessa accusa viene mossa a Biagio Ragonese.

L'IMMOBILE - Sarebbe stato truccato anche l'affidamento di un immobile su Monte Conca, tra gli indagati anche il sindaco di Linguaglossa Salvatore Puglisi e il funzionario della polizia di Stato Alessandro Galante, responsabile dei servizi di sicurezza sulle piste da sci del versante Etna Nord, “previo accordo collusivo con Russo Morosoli, Salvatore Di Franco e Simone Lo Grasso”. I bandi sarebbero stati creati ad hoc per favorire le società del noto imprenditore Morosoli. Sarebbe stata “taroccata” anche la proposta di project financing per il nuovo sistema di collegamento e mobilità integrata Etna Nord – Alcantara, con attività di dossieraggio finalizzata “alla pubblicazione di notizie denigratorie dell'immagine e della reputazione commerciale” di alcune imprese, le stesse delle quali i funzionari pubblici avrebbero comunicato i nominativi prima dell'apertura delle buste, proprio a Morosoli.

IL DIRIGENTE– Indagato anche Antonino De Marco, dirigente del dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale, l'accusa è di concorso in turbativa d'asta con Morosoli e Simone Lo Grasso. Articoli di gioielleria e ski pass stagionali sarebbero stati consegnati a Francesco Barone, dirigente del Comune di Linguaglossa ritenuto compiacente. Sky pass anche per un dipendente del Parco dell'Etna, Orazio Distefano, che avrebbe compiuto “atti contrari ai doveri d'ufficio”. Secca la replica di Angelo Cassone, difensore di Di Marco: "In riferimento alla posizione del Dottore De Marco, dirigente del dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale di Catania, si precisa che lo stesso in data 26 aprile si è sottoposto a interrogatorio contestando fortemente le accuse che gli vengono mosse. In particolare lo stesso ha precisato di non aver mai dichiarato la disponilità di risorse finanziarie per la realizzazione della cosiddetta via di fuga e che esiste un protocollo d’intesa con la società funivia dell’Etna che si impegna al ripristino della predetta via qualora se ne ravvisi la necessità. Protocollo sottoscritto proprio per il fatto che la funivia dell’Etna aveva già mezzi e uomini a disposizione sul vulcano. Tutto per ragioni di sicurezza e protezione civile".

NICOLOSI – Indagato anche il sindaco di Nicolosi Angelo Pulvirenti, l'accusa è di corruzione con Russo Morosoli e Simone Lo Grasso. Il sindaco sarebbe stato sostenuto in campagna elettorale da Morosoli, con la televisione Ultima Tv, contro Antonino Borzì e Marisa Mazzaglia, ritenute vittime. Il sindaco avrebbe bloccato la procedura – avviata dalla precedente amministrazione - di riscatto degli impianti di risalita al Rifugio Sapienza, gestiti dalle imprese di Morosoli. Il sindaco, in questi giorni, è stato interrogato dai pm alla presenza del suo difensore Salvo Leotta. Pulvirenti ha chiarito la sua posizione processuale evidenziando "che la procedura di riscatto non può essere avviata se non come da contratto almeno un anno prima della scadenza che è prevista nel 2022. Quindi è erronea, secondo l'indagato, la ricostruzione dell'accusa relativa alla procedura di riscatto dell'impianto di risalita. In merito all'accusa di corruzione, in particolare all'accordo transattivo per la sponsorizzazione, è stato documentalmente dimostrato che nessuna ipotesi corruttiva vi è stata, in particolare in merito alla contestata sponsorizzazione è stato documentalmente dimostrato che il procedimento civile avviato da Funivie dell'Etna per il mancato rispetto del contratto della sponsorizzazione è stato successivamente definito transattivamnete con accordo stipulato tra le parti con l'assistenza dei rispettivi avvocati amministrativisti. In ultimo, in merito alla contestazione del Tour Icmea il sindaco anche in questo caso ha dimostrato documentalmente che nessuna condotta illecita vi è stata e in particolare ha dimostrato nel corso dell'interrogatorio che la manifestazione si è svolta con il patrocinio del comune e con il patrocinio che gli organizzatori del tour hanno chiesto direttamente alle Funivie dell'Etna".

LA CONSIGLIERA – Indagata anche la consigliera comunale di Castiglione di Sicilia Stefania Russotti, in concorso con Russo Morosoli, l'accusa è di corruzione. Come capo dei consiglieri di opposizione, la Russotti si sarebbe messa a disposizione per presentare una denuncia contro l'amministrazione, scritta da Morosoli, “per il perseguimento dei suoi scopi di ostacolo dell'attività di imprese concorrenti, la rivelazione di notizie segrete sull'esito dei lavori delle sedute del consiglio comunale, della conferenza dei capi gruppo, aventi ad oggetto possibili azioni legali del Comune di Castiglione di Sicilia contro l'imprenditore Morosoli”

IL FORESTALE – Indagato anche Gianluca Ferlito, commissario del Corpo forestale dello Stato, l'accusa è di rivelazione del segreto d'ufficio durante un controllo all'impresa Etna Mobility, che si era aggiudicata il servizio di trasporto turistico sulla rotabile di Piano Provenzana. Ferlito è accusato anche di corruzione, avrebbe attenuto un verbale con gli esiti del controllo effettuato dalla Forestale a alla Funivia dell'Etna di Morosoli per lavori edilizi, dei quali non avrebbe trasmesso gli atti alla Procura della repubblica, al contrario, avrebbe subito trasmetto atti sui controlli effettuati al suocero di Marisa Mazzaglia, ex presidente del Parco dell'Etna che tentava di contrastare il “monopolio” di Morosoli. Ferlito avrebbe ricevuto la promessa di 10 sky pass stagionali per due anni, e Morosoli avrebbe accettato il pagamento con assegno postdatato e l'applicazione di una scontistica nei confronti di due persone che stavano acquistando un'auto nella sua concessionaria, “previa richiesta del Ferlito”.

IL FINANZIERE – Indagato per favoreggiamento e danneggiamento anche Sergio Cerra, colonnello della Guardia di Finanza di Ragusa, che avrebbe aiutato gli indagati a “eludere le investigazioni”, bonificando il Comune di Linguaglossa da alcune microspie che, dopo il rinvenimento, sono state distrutte.

LE GUIDE – L'indagine della Finanza si è occupata anche del concorso per la selezione delle guide vulcanologiche, indagati sono, a vario titolo, Gianni Trepin, presidente della commissione, Mario Taller, componente della commissione, Biagio Ragonese, presidente del collegio regionale delle guide alpine, Orazio Distefano, vice presidente regionale delle guide, Antonio rizzo, componente del direttivo del collegio regionale, Angelo Nicotra, guida alpina che doveva elaborare i test, Stefano Branca, professore componente della Commissione. I commissari Trepin e Taller avrebbero delegato a Ragonese, Di Stefano e Rizzo, le attività di individuazione del “percorso prova”, che sarebbe stato modellato “in base alle esigenze dei propri figli, partecipanti alla gara quali concorrenti”. Ai propri figli, avrebbero comunicato in anticipo il percorso in modo da poterlo testare. A Ragonese sarebbe stato trasmesso in anticipo la copia dei questionari. Le prove del concorso sarebbero state “disegnate su misura”.

L'INTERROGATORIO DI MOROSOLI - Lo scorso 3 dicembre, l’imprenditore Francesco Augusto Russo Morosoli, accompagnato dal suo legale Carmelo Peluso, ha risposto alle domande del Gip in merito all’inchiesta sull’appalto per le escursioni sull’Etna della Procura etnea. Morosoli ha spiegato di “avere rinunciato nel 2017 a partecipare alla gara proprio per non volere responsabilità”. Poi ha aggiunto: “Basta essere accusato di essere un monopolista, non ho più la gestione di Etna Nord, perché mi basta il versante Sud del vulcano”. In merito all’accusa di estorsione ai danni delle giornaliste della sua emittente Ultima Tv, Morosoli ha precisato: “L’emittente è nata due anni fa e non sapevamo se fosse stata in grado di sopravvivere o se andava chiusa. Ho chiesto alla redazione di avere pazienza, in attesa di valutare il futuro della Tv. Due-tre giornalisti si sono messi contro, dicendo di volere un contratto a tempo indeterminato. Mi sono arrabbiato moltissimo perché ho detto: 'o tutti o nessuno'. In quel momento mi è venuta voglia di chiuderla Ultima Tv”.

 

 


il 15 Maggio 2019 - 17:25