"Avevano deciso di uccidere Comis Offrivano 20 mila euro..."


il 14 Maggio 2019 - 16:16

mafia

"Avevano deciso di uccidere Comis
Offrivano 20 mila euro..."

Il pentito Antonio D'Arrigo, alias Gennarino, racconta del piano, poi saltato, di ammazzare il boss di Picanello. (Nella foto, Giovanni Comis)

CATANIA - Non sarebbe stato un capo molto amato Giovanni Comis. Anche Antonio D’Arrigo, ex affiliato al gruppo di Cosa nostra di Picanello e oggi pentito, avrebbe avuto diverse tensioni con il santapaoliano rinchiuso al 41bis. Sarebbe stato un accentratore. Molto cauto, certo. Per parlare con lui bisognava prendere contatti con i suoi due autisti Fabio Scala e Michele Panebianco (ruolo che avrebbe avuto per appena sei mesi in verità, ndr). Nessuno aveva il suo cellulare. Ma il suo modo di agire non piaceva molto. Con Lorenzo Pavone al vertice le cose andavano diversamente. Tutti ricevevano lo stipendio. E inoltre Pavone aveva stretto accordi importanti per poter avere contanti a sufficienza. Comis avrebbe trovato “la tavola già apparecchiata”. Ma i soldi li teneva per lui. E agli altri, agli affiliati, avrebbe dato le molliche.

Ad un certo punto alcuni compagni di Picanello avrebbero anche progettato di ucciderlo. D’Arrigo avrebbe scoperto di questo progetto da Giuseppe Petralia. “Un giorno eravamo in palestra, si parlava di Giovanni Comis, il fatto che io mi ero allontanato. Lui era in carcere e lui è venuto a saperlo in carcere che io mi ero allontanato, mi ero avvicinato agli Strano (di Monte Po, ndr), e si parlava. E lui mi ha confessato una cosa, mi ha detto, che il Brischetto (Marco) con il Petralia avevano deciso di uccidere Giovanni Comis, però tramite Agatino Manara. Questo me lo ha confessato a me in palestra, adesso, prima che lui partiva, prima di gennaio (2018). E gli spiego - racconta D’Arrigo nei verbali pubblicati in esclusiva sul mensile S - perché, perché diceva che si comportava male nei suoi confronti, era troppo mangiatario”. D’Arrigo incalza: “Comunque loro avevano pensato, Brischetto e Petralia di pagare Agatino Manara che adesso non c’è più con Picanello”.

Manara forse sarebbe passato con i Cappello, ma questa è un’altra storia. Torniamo al progetto di uccidere Comis. “Gli avevano proposto (a Manara) 20 mila euro”. Ma poi il piano sarebbe fallito. “Gli volevano dare questi 20 mila euro, loro si parlavano e volevano fargli questa proposta. Poi non gliel’hanno fatta più perché in quel periodo, Agatino Manara si era allontanato da Picanello, perché aveva avuto discussioni con Giovanni Comis e poi non si sono fidati tanto, capito? E questa cosa me l’hanno raccontata a me a Bicocca, quando eravamo in carcere qua”.

Gennarino crede alle parole di Petralia. Ed è convinto che la voglia di uccidere Comis sia stata vera. E se glieli avessero proposto a lui quei soldi, forse Gennarino avrebbe accettato: “Gli dico la verità dottore, capace che se me lo dicevano a me: ‘Ti diamo 20 mila euro…’”. Si blocca il pentito e poi riprende: “Perchè io a Giovanni Comis non lo potevo vedere più. Perché me lo ricordo io a Giovanni Comis nel 2000, nel ’98-2000, cioè, era un poco spavaldo. Perciò sinceramente, se mi dicevano di ammazzarlo, non so, ce l’avrei fatta, ma però uno lo dice. Però uno deve vedere quando ce l’ha in mano”. Parole pesanti. Ma ricordiamoci che un pentito è sempre un ex criminale.


il 14 Maggio 2019 - 16:16