Sigonella, aria di protesta A rischio quaranta lavoratori


il 14 Marzo 2019 - 17:44

la vertenza

Sigonella, aria di protesta
A rischio quaranta lavoratori

L'appello di Gaetano Ventimiglia, lavoratore dell'Algese, che nel '97 rischiò tantissimo a seguito di 46 giorni di sciopero della fame.

CATANIA - Il rischio è che possano essere licenziati in “quaranta” perché “dichiarati in esubero”. L’allarme riguarda i lavoratori dell’Algese, società partenopea che si occupa di offrire servizi all’interno dell’aeroporto di Sigonella; a lanciarlo è la Cub, sigla sindacale di base che rappresenta una parte della forza lavoro a servizio del comando americano. Un’ipotesi che fa il paio con altri due fattori che mettono gli operatori sotto stress: l’abrogazione del servizio “autobus in vigore dal ’76” e la “riduzione dell’orario lavorativo con un'ulteriore perdita sulle buste paga”. Per questo la sigla sindacale dall’inizio dell’anno ha proclamato lo stato di agitazione. Intanto domani è prevista un’assemblea pubblica di lavoratori (non organizzata delle rsu) a Catania sul tema delle “Condizioni degli aeroporti italiani”. Un titolo sicuramente vago: perché l’attenzione andrà con molta probabilità alle vicende che recentemente stanno attraversando lo scalo militare.

“Siamo al punto in cui le recenti decisioni di chiudere la mensa, togliere il servizio autobus, licenziare quaranta lavoratori e ridurre l’orario di lavoro, da tre turni a sei turni, ci mettono nell’impossibilità di portare avanti i maniera dignitosa il nostro lavoro”. Lo riferisce a LiveSicilia Gaetano Ventimiglia, un anziano dell’azienda. Uno di quelli che nel ’97 partecipò a 4.400 ore di sciopero a singhiozzo e alla pericolosissima decisione di digiunare per 46 giorni consecutivi. Una protesta epica che è già stata raccontata dal regista Ken Loach e dal libro “Il popolo dei cancelli: storia di una lotta” di Erri De Luca. Ecco, Ventimiglia ha lavorato per anni fianco a fianco con lo scrittore napoletano.

“Ci rivolgiamo alla città – ci spiega – perché chi lavora sa cosa vuol dire lavorare in condizioni di sfruttamento selvaggio. Soprattutto ci rivolgiamo agli stessi lavoratori aeroportuali perché prendano coscienza di questa realtà, che nessuno tra coloro i quali hanno scelto per la loro difesa, nessuno tra questi tra portando avanti il proprio incarico. Abbiamo bisogno d’informare la città su quanto sta accadendo; vorremmo che fossero informati anche i militari americani, perché sono loro che attribuiscono l’appalto. Ma se attribuiscono l’appalto è perché questi lavoratori hanno dimostrano negli anni di saper fare il proprio dovere. Nessuno di noi è stato mai inquisito: abbiamo fatto un lavoro brillante in parecchie decine di anni”.

E oggi? “Non ci sono in cantiere questioni eclatanti, come uno sciopero, proteste o altro. Le cose però stanno per prendere una brutta piega. Fino a ieri si trattava di una questione arenata al ’97, al 50% in meno dello stipendio; oggi, però, quel 50% rimasto si assottiglia sempre di più. È aumentato anche il carico lavoro, perché tutti i settori sono stati accorpati. In più, ci sono le spese auto, perché non c’è più il servizio autobus; e le spese per il pranzo, essendo venuta a mancare la mensa. Oberati da tutte queste novità, i lavoratori non riescono più a mandare avanti le loro iniziative”.

Cosa chiedete alle autorità? “All’autorità – dice Ventimiglia – chiediamo che facciano il punto dell’appalto almeno dal ‘97ad oggi, un appalto che è stato sempre in mano alla medesima azienda. Questa azienda ha ridotto il reddito dei lavoratori in maniera banditesca. Ci siamo già rivolti alla procura della Repubblica senza ottenere dei risultati tangibili; ci siamo anche rivolti al tribunale del Lavoro impiantando parecchie cause. Purtroppo, per quanto riguarda le autorità, non siamo ancora riusciti a centrare il bersaglio”.


il 14 Marzo 2019 - 17:44