L'estorsione "a quello della luce" Il furto dopo l'esame nel processo


il 14 Marzo 2019 - 11:32

Inchiesta Carthago 2

L'estorsione "a quello della luce"
Il furto dopo l'esame nel processo

La sera stessa dell'udienza il titolare della Simei è stato derubato. Coincidenza o collegamento?

CATANIA - Alla fine ha confermato quanto aveva già detto ai carabinieri nel corso delle indagini. Gianluca Chirieleison, rappresentante della Simei, è una delle vittime di estorsione scoperte nell’ambito dell’indagine Carthago 2. E la sua deposizione è stata al centro dell’ultima udienza del processo scaturito proprio da quella indagine che ha portato alla luce molti affari illeciti del clan Santapaola. La Simei, azienda dell’illuminazione pubblica, ha pagato per anni il pizzo a Cosa nostra. Chirieleison, quando è morto il titolare ed è subentrato nella gestione della società, è stato messo a conoscenza di questa sorta di “tassa” alla mafia. A raccontargli tutto è stato un impiegato della Simei, anche lui salito sul banco dei testimoni come teste citato dal pm Rocco Liguori. Il dipendente avrebbe fatto da intermediario con gli esattori. L’accordo sarebbe stato quello di versare il dovuto all’arrivo di un preciso messaggio: “C’è da pagare la fattura!”. La consegna del pizzo sarebbe avvenuta al negozio di mobili di Sebastiano Grasso, uno degli imputati del troncone ordinario del processo.

Chirieleison non avrebbe dato i soldi in mano al commerciante, ma sarebbe stato portato da Grasso in una stanza dove c’erano altre persone che il rappresentante della Simei non ha mai riconosciuto in foto. L’unico volto che ha saputo indicare alla magistratura è quello di Grasso, il titolare del negozio di mobili, rimasto  - secondo le dichiarazioni della vittima - fuori dalla porta durante le riunioni. Nel corso del controesame di Santi Cavallo dipendente della Simei, la difesa ha chiesto esplicitamente se fosse sicuro che i contatti telefonici fossero direttamente con Grasso o con un’altra persona. Il teste ha spiegato che lui riceveva le telefonate da un numero che lui aveva registrato sotto il nome del titolare di mobili, ma non può dare la certezza che dall’altra parte della cornetta vi fosse davvero lui. Non lo sentiva così spesso da poter riconoscere la voce. La vicenda della Simei si incrocia con un’altra inchiesta, quella che ha portato davanti ai giudici l’ex assessore al bilancio Giuseppe Girlando. Mentre i carabinieri, nel 2015, monitoravano infatti gli indagati (per la precisione Salvatore Bonanno, poi diventato pentito, Carmelo Di Stefano e Vito Romeo), uno di loro fortemente allarmato aveva avvertito i sodali che “quello della luce” (che poi si scoprirà essere il titolare della Simei, ormai fallita) si era presentato dai carabinieri. Certo i santapaoliani non potevano sapere che Chirieleison fosse andato a piazza Verga per denunciare i vertici dell’amministrazione comunale di Catania per una presunta tentata concussione.

L’esame del teste è avvenuta lunedì. La sera stessa dell’udienza e anche il giorno dopo Chirieleison ha subìto dei furti che ha immediatamente denunciato ai carabinieri. Una coincidenza tra l’azione criminale e il processo? A scoprirlo saranno gli investigatori, che restano però con le bocche cucite.


il 14 Marzo 2019 - 11:32