Il tentativo di spodestare Nitto Motta e la storia dei Santapaola


il 13 Marzo 2019 - 17:48

l'approfondimento

Il tentativo di spodestare Nitto
Motta e la storia dei Santapaola

Ecco chi è Antonino Motta, al centro del sequestro della Squadra Mobile di Catania.

CATANIA - Antonino Motta, oggi tornato al centro delle cronache giornalistiche per il sequestro di una società che si occupa di estetica, è un personaggio che negli anni ’90 ha occupato posti di rilievo nello scacchiere della mafia catanese. Il suo nome è finito nei faldoni delle inchieste più imponenti di quell’epoca sanguinaria. Ed è uno dei protagonisti di un momento storico che ha solcato gli equilibri criminali della fine degli anni ’90.

Antonino Motta annovera due condanne per associazione mafiosa. È arrivato ai ranghi apicali di Cosa nostra catanese grazie ad un legame parentale. La sua ex suocera è una D’Emanuele. Quindi cugina diretta del padrino di Catania, Nitto Santapaola. “Antonino Motta era noto per le sue capacità imprenditoriale e per riciclare i proventi illeciti”, scrivono gli inquirenti nella nota inviata alla stampa questa mattina. Ma oltre ad essere un esperto nel “lavaggio” dei soldi sporchi, Antonino Motta per alcuni anni ha rivestito un ruolo di primissimo piano nella cupola della cosca Santapaola-Ercolano. Il pentito Natale Di Raimondo nel capitolo 3 della maxi inchiesta Orione parla di lui come di “un uomo d’onore”. Motta quindi partecipava ai summit, interveniva nelle controversie, prendeva decisioni. Non era in quegli anni di fuoco un colonnello della mafia qualunque.

Alla fine degli anni ’90 inoltre sarebbe finito in un progetto di sangue, poi fermato grazie alla tempestività dell’azione giudiziaria, che aveva come mente criminale il boss di Partinico Vito Vitale. Nitto Santapaola avrebbe dovuto abbandonare il trono di boss assoluto di Catania. E per far questo Vitale, con il supporto dei Mazzei (i carcagnusi, ndr) e di due "scissionisti", aveva pianificato una serie di omicidi eccellenti: tra questi Nuccio Cannizzaro e addirittura il primogenito di Nitto, Enzo Santapaola. E tra i bersagli ci sarebbe finito - raccontano diversi pentiti - anche Antonino Motta. Ma il piano arriva all’orecchio dei Santapaola che si vendicano uccidendo il delfino del boss Santo Mazzei, Massimiliano Vinciguerra. Il regolamento di conti doveva continuare, ma un blitz aveva fermato tutto. Aveva evitato altre sangue sulle strade di Catania, già al centro di una feroce mattanza.

È bene dire che il sequestro di oggi non ha alcun collegamento con il crimine organizzato. E che dopo aver scontato la sua ultima condanna, ad Antonino Motta è stata revocata da alcuni anni anche la libertà vigilata.

(Fonte foto Antonino Motta, La Sicilia - 1998)


il 13 Marzo 2019 - 17:48