Caso intercettazioni Anm risponde ai penalisti


16 Febbraio 2019 - 17:11

Inchiesta Pupi di Pezza

Caso intercettazioni
Anm risponde ai penalisti

La Giunta Anm di Catania interviene dopo il comunicato della Camera Penale.

Catania. Arriva la nota dell'Associazione  Nazionale Magistrati dopo il comunicato della Camera penale di Catania, relativo alla pubblicazione di stralci dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione denominata “Pupi di pezza” in cui risultano coinvolti noti professionisti catanesi. La Giunta distrettuale A.N.M., con l’astensione del dott. Regolo, esprime grande stupore per l’affermazione secondo la quale le intercettazioni tra difensori ed indagati sono state utilizzate prima facie in violazione del disposto dell’art. 103, co. 5, cpp.

La Giunta evidenzia, infatti, come, secondo l’orientamento unanime della Giurisprudenza, la valutazione circa l’utilizzabilità delle intercettazioni vada compiuta ex post da parte dell’Autorità giudiziaria competente e che l'art. 103, co. 5, cpp, nel vietare le intercettazioni delle conversazioni o comunicazioni dei difensori ha ad oggetto le sole conversazioni o comunicazioni relative agli affari nei quali i legali esercitano la loro attività difensiva, e non si estende, quindi, alle conversazioni che integrino esse stesse reato.
La prescrizione di cui all’art. 103, co. 5, cit. non pone, infatti, alcun divieto assoluto di conoscenza "ex ante", come se il legale godesse di un ambito di immunità assoluta o di un privilegio di categoria, ma implica una verifica postuma del rispetto dei relativi limiti.
Spetta, dunque, soltanto all’Autorità giudiziaria giudicare sull’utilizzabilità di tali conversazioni.
La Giunta esprime, inoltre, meraviglia per il fatto che l’attenzione della Camera penale sia stata unicamente rivolta all’eventuale violazione dell’art. 103, co. 5, cpp da parte del Giudice che ha emesso la misura e non anche al merito della vicenda che coinvolge soggetti di primo piano del mondo professionale catanese.
La Giunta manifesta amarezza per il silenzio della Camera penale sui commenti gravi e inopportuni di uno dei difensori degli indagati sulla persona del Pubblico ministero che ha coordinato le indagini, del quale si è auspicata la medesima fine - l’assassinio - di un omonimo personaggio storico, commenti ai quali sono pure seguite le risate degli indagati.
La Giunta auspica, infine, che il confronto tra le parti sia serenamente riportato nella sua sede naturale, nell’ambito del procedimento penale, senza operare preconcette valutazioni e senza delegittimare, dinanzi l’opinione pubblica, chi è preposto alla tutela dei diritti dei cittadini.


16 Febbraio 2019 - 17:11