Sant'Agata, i "padroni” della festa Le ombre sulla tre giorni


il 10 Febbraio 2019 - 05:25

IL FOCUS

Sant'Agata, i "padroni” della festa
Le ombre sulla tre giorni

Edizione 2019 in chiaroscuro.

CATANIA - Di certo non è stato un caso. Difficile immaginare il popolo dei devoti di Sant'Agata sabotare e boicottare un evento atteso tutto l'anno, che si nutre di fede ma che supera la stessa, coinvolgendo tantissimi aspetti, da quello organizzativo a quello economico. L'edizione 2019 delle festività agatine sarà ricordata, questo è certo. Non solo per lo scontro tutt'altro che velato, tra due anime che compongono la festa, palesato dalle parole di monsignor Scionti che, da Piazza Duomo, ha dato voce a un pensiero presente e diffuso tra i cittadini. Ma anche per i contrasti che hanno caratterizzato, a quanto sembra, gran parte della processione, che pare si siano acuiti la sera del 4, palesati sull'indecisione di far rientrare o meno il fercolo, data la pioggia.

La discussione che pare abbia avuto origine all'arrivo del fercolo nei pressi di sant'Agata la Vetere, con la pioggia battente a farla da padrona e la possibilità che la processione potesse accelerare dirigendosi direttamente in Cattedrale, anticipata da una pelosa polemica sulle Candelore ferme sotto il diluvio dalla mattina, oltre alla consapevolezza che modificare il percorso uguale da decenni, andando a toccare così cuori e tasche dei fedeli, potrebbe aver innescato una miccia, esplosa poi di fronte alla (mancata) salita di Sangiuliano in modo così palese, da sembrare una risposta a chi pretenderebbe di decidere su un evento.

Resterà negli annali l'edizione 2019 della Festa, dunque: il drammatico epilogo di giorno 6  porta nell'oblio tutto il resto. Festa bagnata, tutt'altro che fortunata. Chi ha gridato al miracolo per la drastica contrazione dei tempi del giro esterno, si è dovuto ricredere. Appunto perché le ragioni cronometriche di una prestazione da record si spiegano con la aiuto della sola ragione: assenza delle candelore (ma non delle polemiche), diminuzione dei torcioni e del relativo scarico delle cere, e massiccia decurtazione di devoti e spettatori.

Giorno 4. Con la pioggia scompaiono anche i tanti bracieri –  abusivi e non – che solitamente accompagnano il percorso della santa, lungo la via Plebiscito specialmente. Un danno per l'economia in chiaro e per quella in nero. Un danno tuttavia reale, che ha suscitato lo scoramento di chi punta sulle festività agatine per far quadrare i conti. Scontrini fiscali o no, lo stato d'animo è quello. "Abbiamo perso molto – testimonia il titolare di un bar proprio nei pressi della via Plebiscito. Fortunatamente la Santa si è fermata a lungo di fronte la chiesa (sant'Agata la Vetere, ndr) e non siamo stati danneggiati come altri commercianti lungo il percorso".

Un quattro da dimenticare, condito da fin troppe tensioni prima e dopo la salita dei Cappuccini, affrontata stavolta con un passo così spedito da sembrare una corsa. Ma è all'angolo tra la via Plebiscito e la via Giuseppe Garibaldi che la situazione si fa esplosiva.  Piove, appunto per questo i cordoni decidono in sostanziale autonomia di imboccare la scorciatoia e procedere direttamente verso la Cattedrale. Il motivo è semplice: evitare altra acqua. Claudio Consoli non ci sta ed evita (o rinvia) quell'ammutinamento che avrebbe smentito la narrazione di una devozione copiosa e composta oltre le intemperie, così come è stata raccontata immediatamente dagli organi di stampa e nei salotti televisivi.

La giornata del cinque. Sarà compito delle forze di polizia chiarire se qualche presenza oscura abbia voluto o no rallentare il percorso della vara per restituire tempo alle processioni e compensare i mancati introiti commerciali del giorno prima. Un'ipotesi inquietante, che però rimbalzava tra le strade catanesi fin dall'uscita del fercolo dalle Cattedrale. I tempi del giro interno sono stati in linea con quelli degli ultimi anni. Una clamorosa smentita sul campo rispetto ai risultati del giorno prima.

La vicenda del sei mattina ormai è negli annali. E se la decisione di Consoli ha impedito inutili rischi per la sicurezza dei devoti e ristabilito il principio di autorità rispetto a chi appartiene l'onere della decisione ultima sulle processioni, le parole di Scionti – probabilmente ben oltre la sua volontà – hanno risvegliato quel sentimento di onestà che è diffuso in tutto il Paese. Come Schettino ha avuto il suo De Falco, la Catania anarcoide ha ora il suo monsignore.

La schiena dritta di Consoli e Scionti non deve farci dimenticare però un dettaglio: le processioni di quest'anno hanno perso due momenti fondamentali della Festa: la salita di Sangiuliano appunto e il suggestivo canto delle monache benedettine in via Crocifari. Non è colpa loro, ci mancherebbe. Tuttavia, una riflessione per il futuro andrebbe avanzata. Perché il nodo di via Sangiuliano non può rimanere ostaggio né dei facinorosi né delle intemperie. Procedere "all'acchianata" non può rimanere un dossier da vagliare annualmente con grossi margini d'imprevisto. Per questo andrebbe pensato un piano ad hoc, un'organizzazione differente che possa garantire sicurezza e ridistribuire il numero della folla presente, folla destinata a crescere assieme a un Festa che è sempre più pubblicizzata a livello mondiale. Insomma, i vertici delle istituzioni cittadine dovrebbero sedersi al tavolo e pensare al da farsi. Cum studio.

 

 

 


il 10 Febbraio 2019 - 05:25