Il Galateo del pizzo di Cosa nostra “Estorsioni con educazione”


il 11 Ottobre 2018 - 05:28

L'INCHIESTA

Il Galateo del pizzo di Cosa nostra
“Estorsioni con educazione”

Decine tra Acireale ed Aci Catena i commercianti taglieggiati.

CATANIA. Farmacie, bar, rivendite di tabacchi, pasticcerie, ferramenta. Tra Acireale ed Aci Catena erano numerosissime le attività commerciali a sottostare alla legge del pizzo del clan Santapaola. Questo quanto svelato dall'inchiesta antimafia, denominata Aquilia, condotta dai carabinieri della Compagnia di Acireale e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. I figli e i nipoti ereditavano, insieme alle attività, anche il proprio “esattore”, in una scia ininterrotta lunga, a volte, decenni. Aprile e dicembre i mesi del raccolto anche se, negli ultimi anni, sempre più spesso le casse vuote del clan costringevano ad anticipare il Natale. Qualcuno però pagava mensilmente. Le somme corrisposte non erano mai inferiori ai 1000 euro l'anno, pagate in contanti e a volte con assegni, in bianco e senza intestazione, o con corrispettivo in merce.

 

ESTORSIONE CON “EDUCAZIONE”. A raccontare agli inquirenti i dettagli delle estorsioni commesse è Mario Gaetano Vinciguerra, ex punta di diamante del gruppo di Aci Catena. Il collaboratore di giustizia, oltre a svelare nomi di esattori e vittime, spiega le modalità con cui interagiva con i commercianti taglieggiati.

 

Vinciguerra: “...era una persona più grande, era un soggetto che io vedevo come un padre. Io da una parte sì riscuotevo, ed io, infatti, quando me li dava, io gli dicevo "Grazie", diciamo .... Usavo ... Chiamiamola pure un'estorsione con educazione, perché ripeto a dire mi ha cresciuto”.

 

Non tutti gli affiliati, però, usavano le buone maniere ed a volte le vittime chiedevano  il cambio di esattore. “Come si vede, nella indagine odierna – scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - ci si trova spesso in situazioni in cui la vittima si sceglie l'estortore più simpatico..”. Così non mancavano anche le lezioni di bon ton.

 

Vinciguerra: “...cercavo a questo soggetto, di fargli capire che quando si andava dalle persone, dai commercianti a riscuotere il pizzo, la mensilità, la festività, di non usare metodi arroganti, ma di presentarsi con educazione. Come poc'anzi la chiamata lei "estorsione educativa". Perché a me venivano tutti a cercarmi, dottore, solo ed esclusivamente perché io mi porgevo in una maniera ... cioè ... se io vedevo delle persone ... clienti al negozio ... io non entravo, la gente me le veniva a portare pure a casa, quasi tutti, la maggior parte, perché io usavo la massima cautela...”.

 

Nel Galateo del pizzo erano previste altre attenzioni per il “cliente”.

 

Vinciguerra: “...non c'era un giorno prestabilito, per dire non si stipulava un accordo tale mese, tale giorno, tale orario ... mi devi ... Questa era un'altra cosa che io non facevo e che non doveva fare nessuno. A volte c'erano dei regali che si andavano ad accavallare in due festività, dicevano: << Mario mi fai questa cortesia ...>>  o chi ci andava e poi mi riferiva: << Sai mi ha detto tizio che per questa festività non ci arriva ... caso mai per Pasqua >>.  Ed io ci andavo a volte anche personalmente, a volte chi era già incaricato di occuparsene: << Vabbé se ne parla poi a Pasqua >> e pagava sia Natale che Pasqua”.

 

RAPINE OFF-LIMITS. Chi pagava il pizzo poteva contare su una solida protezione dalle rapine e dalle richieste estorsive di altri gruppi. A confermarlo è il pentito Mario Sciacca, a cui gli affiliati indicavano le attività off-limits ad Acireale.

 

Sciacca: “...e mi dicevano qua non ci andare che ci siamo noi, o allora posso andare a fare la rapina, quando ero più giovane, no, assai ce n'è...comunque loro sono in tutta la zona del Corso Umberto”.

 

Improvvisamente però ad Aci Catena si registra una escalation di rapine, soprattutto nella frazione di Aci San Filippo. Gli episodi creano allarme non solo tra i titolari delle attività commerciali ma anche tra gli stessi affiliati del clan.

 

Vinciguerra: “Il giorno si discuteva di questo, andavamo a perdere, a ... perdere ... perché giustamente chiunque si domandava e io mi domandavo, giustamente, sapevo che le persone si domandavano: «Come c'è Mario, c'è Tiziano, c'è Giuseppe, come mai succedono queste cose?». Allora io, questi componenti, questi soggetti che facevano parte allo stesso clan, cosa facevo? Li mandavo a chiamare e li indirizzavo a Catania, in diversi quartieri”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


il 11 Ottobre 2018 - 05:28