Debutta al centro Zo "Ogni storia ha la sua musica"


26 Gennaio 2018 - 13:43 1.263

giornata della memoria

Debutta al centro Zo
"Ogni storia ha la sua musica"

Sabato 27 gennaio alle 21 lo spettacolo di Savì Manna per la rassegna Altrescene.

CATANIA - Per Altrescene, la rassegna di Zo Centro Culture Contemporanee di Catania dedicata al teatro contemporaneo, debutta in prima nazionale nel Giorno della Memoria, sabato 27 gennaio alle ore 21 (replica domenica 28 gennaio alla stessa ora), Ogni storia ha la sua musica, il nuovo spettacolo del drammaturgo, regista e attore catanese Savì Manna, che con questo testo è stato finalista al concorso europeo di drammaturgia Premio Tragos nel 2014
Dopo il grande successo di Turi Marionetta – il pluripremiato spettacolo, apprezzato anche Oltralpe – Savì Manna cambia radicalmente registro e dopo quattro anni di lavorazione prende vita sulla scena l’imponente opera teatrale, prodotta da Santo Maccarrone con il sostegno di Leggende Metropolitane, Zo Centro Culture Contemporanee e Statale 114, che vede in scena trenta elementi: lo stesso Manna (che firma anche la regia) con Turi Motta, il mezzosoprano Antonella Guida, il violoncellista Enrico Sorbello e i 26 elementi del Coro Nazionale protestante Note di Pace diretto da Angela Lorusso, composto da appartenenti alle chiese avventiste, luterane, valdesi e di diversi orientamenti religiosi e culturali.

Nella giornata internazionale che celebra le vittime dell’Olocausto, Savì Manna porta in scena un’opera teatrale scritta d’istinto e nata “per non dimenticare” i tanti morti di quella tragedia che per l’autore è diventata un pensiero ossessivo. «Quando leggo, guardo o ascolto racconti sulla Shoah – dice Savì Manna – mi sento raggelare il sangue. Quest’apocalisse non è solo legata a un popolo, ma all’umanità intera. Si stima che 12 milioni di esseri umani (ma alcune fonti parlano addirittura di 18 milioni) siano stati uccisi brutalmente perché ebrei, portatori di handicap, malati di mente, Testimoni di Geova, omosessuali, rom, sinti o dissidenti politici. E in questi numeri catastrofici ci sono anche bambini… tanti bambini. Non voglio sembrare provinciale, ma stiamo parlando di un numero di persone pari a tutti gli abitanti della Sicilia moltiplicati per due o per tre. Forse con questo lavoro cerco di purificarmi da questo pensiero ossessivo, o forse spero di espandere questa mia catarsi anche agli altri. Ora più che mai i segnali che provengono dall’Europa, e dal mondo in generale, non fanno ben sperare, quindi non possiamo e non dobbiamo permettere alla stupidità e alla brutalità umana di prendere nuovamente il sopravvento, e l’unica arma in nostro possesso è ricordare. Perché la memoria non è guardare al passato, ma al futuro».

Un pensiero ossessivo che in scena diventa universale, e “s’incarna” in una vicenda animata da spettri, come se gli scheletri nell’armadio dell’umanità intera prendessero vita e voce. 
Una donna, un violoncellista e dei fantasmi, sono i protagonisti di Ogni storia ha la sua musica. Sulla scena una giovane donna nascosta in un armadio assiste all’apparizione di fantasmi che vengono evocati dalla musica di un misterioso violoncello. Per accertarsi che questi non siano solo il frutto della sua fantasia decide di coinvolgere la sua migliore amica, invitandola a nascondersi insieme a lei. Così le due donne diventano testimoni mute di queste inquietanti presenze, le cui voci si succedono come in un rituale: ogni volta che il violoncellista suona l’ultima nota del suo repertorio, gli spettri appaiono per raccontare le loro tragiche storie personali. 
Si riveleranno essere tutte vittime illustri della follia nazista e fascista: uomini e donne che con coraggio si sono opposti in prima persona a quel disegno criminale passato alla storia come la Shoah. Di fronte a tale orrore, le donne non possono che assistere in silenzio. Sarà un coro a dar loro una voce. Perché in Ogni storia ha la sua musica solo ai morti spetta il diritto di parola, mentre ai vivi non rimane che la sublimazione del dolore in lirica, o il silenzio.

Savì Manna, catanese classe 1971, è autore, attore e regista teatrale. Dopo aver fatto parte della compagnia di artisti di strada Batarnù, ha lavorato nella compagnia di Carmelo Vassallo mettendo in scena gli spettacoli Donna Nedda e Lupo. È autore, regista e interprete di spettacoli di successo come Turi Marionetta 2009, Importante, molto importante (la trilogia) 2012 (da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Alessandra Pescetta); Patrizzia, la vera storia di una sensation seeker 2015. Savì Manna ha vinto diversi premi di drammaturgia, tra cui il Festival Potenza Teatro nel 2010 e il Premio Vernacolo Bordighera nel 2014.

 


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