Mafia e mappe criminali Parla il pentito Bonaccorsi


il 12 Gennaio 2018 - 05:32 43.198

I verbali

Mafia e mappe criminali
Parla il pentito Bonaccorsi

Dai verbali del nuovo collaboratore di giustizia si ricostruiscono i nuovi assetti del crimine organizzato alle falde dell'Etna.

CATANIA - Le mappe organizzative dei clan catanesi potrebbero aver subito viscerali cambiamenti a cavallo tra il primo e il secondo decennio degli anni Duemila. Fallito il tentativo negli anni Novanta di contrapporre i Mazzei all'avanzata militare della famiglia Santapaola all'interno di Cosa nostra catanese, ci sarebbe stato un altro progetto che avrebbe avuto come perno il "guerrafondaio" Sebastiano Lo Giudice, uomo di vertice dei Carateddi, frangia armata dei Cappello Bonaccorsi. E che ad un certo punto sarebbero diventati quasi indipendenti rispetto alla famiglia di sangue fondata da Turi Cappello. Una lettura storica che è già emersa dagli atti del processo Revenge 5 che documenta attraverso intercettazioni inequivocabili (siamo nel 2009) l'abbandono degli Strano di Monte Po e degli Squillaci (detti Martiddina) di Piano Tavola dalla cosca Santapaola. Una migrazione che li avrebbe spinti a stringere un accordo con i Carateddi (corrente militare dei Cappello) al fine di formare una famiglia all'interno di Cosa nostra da contrapporre alla potente cosca Santapaola-Ercolano. E dietro questo piano criminale ci sarebbero stati i Lo Piccolo di Palermo. E anche vero che i Carateddi ingaggiano una cruenta guerra di mafia contro i Santapaola, che viene sventata dalla Squadra Mobile con i fermi del 2009 nel bltiz Revenge ma che miete una vittima eccellente. Il boss Raimondo Maugeri, capo del Villaggio Sant'Agata dei Santapaola, muore crivellato di colpi.

Nuovi imput investigativi su questa analisi di assetti mafiosi provengono dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvo Bonaccorsi, il figlio di Concetto U Carateddu. Le migrazioni dai Santapaola sono accertate anche dalle condanne (nel processo Revenge) degli Strano e dei Martiddina come "associati" alla cosca Cappello-Bonaccorsi. In alcuni passaggi dei verbali depositati nel procedimento d'appello Revenge 5 (in alcuni stralci omissati) Salvuccio Bonaccorsi parla della figura di Lorenzo Saitta, personaggio storico della famiglia Santapaola-Ercolano. Chiamato nella malavita Salvuccio U Scheletro, Saitta è uno dei condannati del processo sugli omicidi che sono avvenuti nel 2004 durante la guerra intestina tra i Santapaola e gli Ercolano. 

L'ex giovane boss dei Carateddi racconta che nel 2011 quando esce dal carcere aveva "la necessità di prendere accordi per rifornirmi di sostanza stupefacente, settore in cui avrei operato unitamente a Lorenzo Saitta, che era transitato nel mio gruppo". Insomma un'altra figura storica della famiglia Santapaola avrebbe concluso accordi con uno dei vertici del clan dei Carateddi. Salvuccio Bonaccorsi è anche preciso sul presunto ruolo che avrebbe avuto Lo Scheletro negli affari della droga. "Francesco Di Mauro (da poco diventato collaboratore di giustizia) consegnava la droga direttamente al Saitta che era mio socio nella gestione della piazza del Locu (via Scaldara). Il Saitta si occupava di riceverla e conservarla", racconta ai magistrati Bonaccorsi. Ma non sorprende questa vicinanza tra lo Scheletro e Salvuccio U Carateddu, perché quando qualche mese dopo verrà arrestato dalla Squadra Mobile durante un summit in piazza Campo Trincerato, nel cuore del quartiere catanese di San Cristoforo, insieme a lui c'era anche Giuseppe Chiesa, un ex santapaoliano molto vicino a Lorenzo Saitta.

Il nuovo pentito inoltre fornisce nuovi elementi che blindano ancor di più la migrazione dei Martiddina di Piano Tavola dai Santapaola ai Carateddi. "Nicolò Squillaci è uomo d'onore. Con gli Strano e con il Lo Giudice sono una cosa sola", racconta Salvuccio Bonaccorsi ai magistrati che gli chiedono informazioni sul profilo criminale dell'ex santapaoliano che nel processo Revenge 3 è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per l'omicidio di Raimondo Maugeri. "Questo fatto sicuramente non sarà stato perdonato allo Squillaci, perché è stato considerato un tradimento da parte dei Santapaola", commenta il pentito. E Cosa nostra non perdona i tradimenti alla famiglia.


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