Il re dei supermercati La scalata imprenditoriale


il 11 Gennaio 2018 - 10:52 100.402

i segreti del sequestro

Il re dei supermercati
La scalata imprenditoriale

Il profilo di Michele Guglielmino, il titolare della Gm Supermercati, catena finita sotto sequestro.

CATANIA - Michele Guglielmino, titolare della Gm Supermercati (catena della grande distribuzione finita sotto sequestro), è un imprenditore che secondo gli inquirenti è legato a stretto giro al clan Cappello-Bonaccorsi. Le frequentazioni e i trascorsi giudiziari portano a diversi esponenti della famiglia di sangue della cosca. I guai con la giustizia di Michele Guglielmino partono nel 2005 quando è nella lista degli indagati della maxi inchiesta Ramazza, nome che prende ispirazione dal nomignolo nella malavita di Angelo Cacisi che in quel periodo storico reggeva le file della consorteria mafiosa insieme a Turi Cappello e Massimiliano Cappello.

Michele Guglielmino, per dovere di cronaca bisogna precisarlo, è stato assolto sia in primo e secondo grado dal reato di associazione mafiosa (con la formula per non aver commesso il fatto). Guglielmino ha aiutato Angelo Ramazza durante la sua latitanza nei primi anni 2000 e inoltre è stato “l’emissario” di una lettera di Cacisi destinata a Maria Campagna a Napoli, storica partner del capomafia Turi Cappello che all’epoca era già in carcere. Guglielmino è stato condannato invece per traffico di droga: un gruppo che aveva come mente criminale sempre Angelo Cacisi. Sui suoi legami con la cosca - emerge dal decreto di sequestro emesso dal Tribunale Misure di Prevenzione (giudice delegato Marina Rizza) - ci sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia come Giuseppe Catalano, ex esponente dei Laudani, gli ex Cappello Gaetano Ruccella e Gaetano D’Aquino, e infine Salvatore Palermo, dei Cursoti. Da queste dichiarazioni alcune risalenti anche agli anni ’90 si apprende che Michele Guglielmino era conosciuto anche come Michele della “Gesa”, vecchio supermercato che sorgeva a San Giorgio. D’Aquino e Palermo, in particolare, evidenziano il coinvolgimento di Guglielmino nel traffico di stupefacenti. I verbali sono del 2011 e del 2007. Ma non basta: perché l’imprenditore in più occasioni durante i controlli di polizia è stato pizzicato con personaggi molto vicini ad esponenti del clan Cappello Bonaccorsi, in particolare nel 2013 in compagnia di Salvuccio Lombardo junior, figlio di Salvatore U Ciuraru (boss di vertice della cosca e cugino del capomafia Turi Cappello). Ed inoltre nell’elenco dei dipendenti di una delle società finite sotto sequestro annovera personaggi legati alla famiglia di “sangue” dei Cappello e dei Bonaccorsi.

Ma sono gli accertamenti patrimoniali svolti dal pool specializzato della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile che ha permesso di chiudere il cerchio e portare al sequestro dell’impero economico di oltre 40 milioni di euro. L’avvio societario risale al 2004 (è la moglie di Guglielmino a dare vita all’attività imprenditoriale). Ad un certo punto la crescita si arresta quando l’imprenditore finisce in carcere. Ma appena nel 2010 Michele Guglielmino torna in libertà “la sua inarrestabile ascesa” riprende “sino a raggiungere - scrivono i giudici - un livello di espansione territoriale di assoluto rilievo”. Nel decreto sono elencati in maniera cronologica le varie tappe della scalata imprenditoriale della GM supermercati che in pochi anni inaugura 13 punti vendita sparsi tra Catania e alcune frazioni dell’hinterland etneo. Per il Tribunale le indagini hanno portato a chiarire che la moglie di Guglielmino “non disponesse delle risorse economiche e finanziarie sufficienti per costituire la società nè tantomeno per progettare e realizzare gli investimenti”. Da questo punto di partenza poi i redditi che sono arrivati “a cascata” sarebbero a dire dei giudici “privi di giustificazione in quanto tutti provenienti da un’attività che a monte era stata intrapresa senza alcuna copertura economica e finanziaria lecita”. Per il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione non vi sono dubbi “i dati e le argomentazioni” portano a ritenere “accertata la effettiva riconducibilità” della catena di supermercati Gm “ a Michele Guglielmino, il quale era il solo che poteva disporre delle risorse economiche e finanziarie derivanti dalle remunerative attività delittuose svolte, nonché dalla rete di appoggi e di protezione promanante dal contesto mafioso nella cui orbita egli gravitava”.


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